Gabbia Verdi

Un tempo c’erano tre sculture, torsoli di mela, cilindri di ferro, opere d’arte diversamente scalate, tagliate ed incise. Alte. Alte abbastanza da poter stendere striscioni per ogni manifestazione. Non so quando furono messe, ma prima del 1994 vennero tolte.

Poi arrivarono i tavolini (quelli però sono in tutta Bologna): i portici, le piazzette. Tutto divenne come entrare all’Ikea, coi suoi percorsi obbligati di labirinti commerciali. Nulla per nulla: evidentemente conviene e qualcosa si tira su. La nuova città Bed And Breakfast si sta adeguando! Street food/Fast sleep!

Ma gabbia Verdi non si piega: il pavimento grigio è libero e giacche ditocolore e neoeskimo possono adeguatamente coprire il grigio! Si sta insieme, a circoli. Si sta concentrici. La periferia gira sotto il portico del teatro, oppure in via del Guasto (ma forse prima dell’era dei bar-container). I meno social restano su via san Sigismondo o addirittura via (degli odori) Acri, a farsi negli angoli invisibili dei portoni e della pelle. Il giro “fumo-bici” poi cambia dizione col sole e sfoca nell’attempata età della ragione del “fumo-birra”. Ignari tanti turistici passanti e la maggioranza silente dei palchi costruiti e della trasgressione controllata.

Comunque Bologna park possiede tante gabbie e poi le sbarre dell’una a volte sono ad intersezione con quelle dell’altra: non si resta sempre chiusi nella stessa!

In fondo a cielo aperto le gabbie si notano molto di meno, sono più efficaci, contengono addirittura meglio e a buon mercato. Questo è tutto lo spazio che Bologna park concede! Ed il povero Totò che usava come parola d’ordine segreta “Birra e salsicce”!

Un contenimento, un contentino, con temperata possibilità di discuterne. Ma non troppo!

C’è poi l’umanità da servire: quella per restare umani. E’ a due passi ma sembrano altri continenti! I malati in ospedale nelle affollate solitudini delle corsie; i senza fissa dimora che passano dalle biblioteche e da piazza Maggiore; i tossici che hanno diritto ad un saluto gentile per iniziare a parlare; le scuole di italiano per migranti e anziani che sono scuola dimenticata. Il primo passo dell’uomo sulla luna è niente a confronto con questo primo passo dell’uomo fuori dalle gabbie!

Francesco Ondedei

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